Riporto di seguito l'interessante ricerca di Casaleggio Associati  sullo stato dell'e-commerce in Italia.

L'Internet delle cose è l'anima dei sistemi passanti. Raggiungere un oggetto fisico, appartenente al mondo reale, attraverso una connessione dati di qualsiasi natura: WiFi, GPRS, UMTS, etc…

Nel corso degli anni la Rete è sempre più penetrata nella vita delle persone. L'oramai noioso termine "Web2.0" è diventato di dominio pubblico. La produzione di contenuti da parte degli internauti è diventata la vera rivoluzione morbida di questi ultimi anni: blog, video sharing, social networking.

Ma tutto ciò è in larga parte "confinato" ai computer, strumento d'eccelenza per connetersi alla Rete. E' di questi ultimi tempi che si incomincia a parlare sul serio di mobile Internet; i telefoni cellulari sono sempre più smart phone dalle molteplici funzioni, le connessioni UMTS segnano una crescita a due cifre per nuove sottoscrizioni e nel marketing le parole Location Based Marketing e QR Code cominciano ad assumere un preciso significato.

Internet non è più (meglio dire "non è mai stata") la televisione del futuro dove orde di naviganti sfogliano pagine e video prodotti da potenti editori ma piuttosto è una grande Rete, anzi, soltanto una rete che connette persone, che connette delle cose.

E sono proprio queste cose che fanno di Internet ciò che è: il mare dove tutti navigano e portano con sè la propria mercanzia.

E' un sistema emergente di cui si conoscono alcuni elementi ma di cui non si può conoscere la risultante; è la bellezza dei sistemi complessi.

Ma l'Internet delle cose non sono soltanto parole. Due realtà, una italiana e l'altra americana, stanno lavorando in questa direzione.

Con orgoglio italiano (o almeno ciò che ne è rimasto) vi presento la prima:


 

La società che ha prodotto questo prototipo si chiama OpenSpime.

La società americana di cui vi parlavo è invece una vecchia conoscenza: Sun.

Il prodotto di quest'ultima sono i SunSpot: piccoli oggetti programmabili che possono dialogare fra loro.

Nota Bene:Il termine "Internet of Things" denota la connessioni di oggetti in rete. Con rete (minuscolo) si intende anche rete locale tra gli oggetti e non necessariamente Rete (Internet). 

In fondo tutti noi lo sappiamo. La differenza tra una buona torta di mele ed una "così, così…" sta tutta negli ingredienti e nella preparazione. Delle buone mele - magari della Val di Non - ammorbidite con latte fresco, con l'aggiunta di uova e qualche scorzetta di limone, fanno di questa torta una vera Regina sulle tavole di tutto il mondo. Ma, dicevamo, non sono soltanto gli ingredienti a determinare la bontà di questo dolce. E' la preparazione la fase più delicata: unire elementi diversi per creare un'armonia di sapori. A partire dagli stessi ingredienti, preparazioni diverse determinano prodotti differenti; è qui che distinguiamo la torta di mele della nonna da quella del Mulino Bianco.

Possiamo identificare nella Rete quegli ingredienti che attraverso una sapiente preparazione ci consentono di "cucinare" la nostra applicazione?

La risposta è "nì" ed il problema è, come al solito, un fatto culturale. L'esplosione dei blog ha portato alla diffusione dei feed RSS come sistema di aggregazione di notizie consultabili esternamente al blog (o sito) di riferimento. In poche parole, attraverso questo formato di distribuzione dei contenuti, ho la possibilità di integrare le notizie del mio blog preferito all'interno di una pagina web o all'interno del mio client di posta elettronica. Con un "colpo d'occhio" posso seguire quindi le fonti d'informazione che più mi interessano. 

Considerato il numero impressionante d'informazioni che la Rete produce, i feed RSS sono diventati uno strumento indispensabile per non capitolare nel mare magnum dell'informazione in rete; ma non è tutto qui.

L'utilizzo di questo formato di distribuzione dei contenuti ha determinato un'emergenza ben più radicale della semplice condivisione dei contenuti. I vari bloggers utilizzano gli RSS di altri colleghi come patrimonio informativo personale e da condividere con altri. Servizi come BlogBabel utilizzano i feed per costruire una base di conoscenza e relazioni comune; identifico una notizia/nozione particolarmente dibattuta e "aggancio" a questa tutti quei blog che ne parlano.

L'ingrediente (l'informazione) attraverso un formato universale (RSS) viene "preparato" a nostro piacimento formando uno schema più complesso (la nostra fantastica torta).

Ma cosa succede se i miei ingredienti sono informazioni più complesse come, ad esempio, "una lista di tutti i libri editi dalla PincoPallo Editori"? E' possibile avere questa informazione in un formato "standard" o quantomeno di facile interpretazione e manipolazione?

La risposta è sì. Attraverso un'architettura software come quella definita da REST chiunque sia proprietario di un servizio web che fornisce informazioni articolate, può mettere queste a disposizione di tutti in modo "standard". Queste informazioni possono poi venire integrate in servizi più complessi nella logica del mashup.

Un esempio, riportato da Wikipedia, è quello di acquisire da un sito web una lista di appartamenti (immaginiamo un sito di un'agenzia immobiliare) e mostrarne la localizzazione su mappa attraverso GoogleMaps; da due ingredienti (appartamenti e mappe di google) otteniamo la torta (servizio) attraverso la nostra capacità di preparazione (conoscenza informatica).

Purtroppo non tutti gli ingredienti sulla rete sono disponibili e comunque non nella stessa maniera. Ma è questa la direzione, è la maggior parte delle applicazioni di social network consentono l'accesso ai propri dati attraverso API e protocolli standard di facile utilizzo.

Quale sarà il sistema complesso che scaturirà da un così grande numero di combinazioni?   

Nel precedente articolo abbiamo cominciato a parlare di sistemi passanti; non li abbiamo ancora definiti questi sistemi. Ci proviamo in questo articolo portando un esempio pratico.
Se immaginiamo due domini di appartenenza, il mondo reale e il mondo virtuale, il libro appartiene al primo dominio mentre un'applicazione come aNobii attiene al secondo; non vi è un'intersezione di questi due domini a meno che non introduciamo un oggetto interfaccia.
Se guardiamo la figura al punto 1, potremmo affermare che il PC è un oggetto interfaccia in quanto ci consente, dal dominio mondo reale a cui il PC appartiene, di entrare nel dominio mondo virtuale (Internet). 
Ma questo non è un sistema passante.
Siamo in presenza di un sistema passante nel momento in cui all'oggetto interfaccia (nel nostro caso un telefonino con connessione ad Internet) aggiungiamo un oggetto attuatore (il libro).
Facciamo un esempio.
 
Installo sul mio smart phone un software che mi consente di interpretare i codici ISBN che identificano univocamente i libri. Mi reco in una libreria e, ad un certo punto, mi capita per le mani il romanzo "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn. Ne leggo la trama, il profilo dell'autore e da buon appassionato di letture la prima pagina del libro (oltre a qualche frase sparsa nel mezzo). Ma tutto questo non mi basta. Voglio sapere cosa ne pensano altri lettori come me, se vale la pena spendere quei 18 Euro. 
Tiro fuori dalla tasca il mio telefonino, faccio partire l'applicazione "readTag" ed inserisco l'ISBN del libro. A questo punto vengo connesso ad una web application dove troverò i commenti dei lettori, il loro voto, il loro pensiero su quel romanzo.
 
Allora mi convinco a compralo.
 
Dopo un mesetto circa, nei miei giri in libreria alla ricerca del libro del secolo, rivedo "L'ombra del vento". Questa volta tiro fuori dalla tasca il mio smart phone non per ottenere informazioni ma, visto che l'ho già letto, per lasciare una recensione che forse tornerà utile ad un'altro appassionato.
 
Lo scenario che vi ho presentato è uno dei possibili; la complessità dell'applicazione e l'esperienza che si vuole trasferire all'utente può scalare fino all'infinito.
Ciò che è importante però e che in questo caso (sistemi passanti) la tecnologia, seppur complessa e onnipresente, non disturba l'utente. Un sistema passante non è invasivo. 
Vi sono altri esempi? Assolutamente sì, e li affronteremo in un altro articolo. 
 

Personaggi 

Geer Lovink

Andrew Keen 

 

Link

Blogger nichilisti e autoreferenziali 

NoBlog, i 4 difetti di una moda in discesa

VisionPost - Il bastian contrario della Rete

 

Troppo informazione rende l'informazione inutile. E' un assunto logico e pratico dal momento in cui per ottenere "dati" su di un determinato argomento, devo leggermi sette/otto blog, due giornali online, qualche video su YouTube ed il "Corriere della Sera". Il rischio è quello di avere l'effetto surfing orizzontale (spiegato da Baricco ne "I Barbari"; e Dio solo sa quanto vorrei che avesse torto): navigare sulla superficie delle cose senza mai scendere in profondità. L'ansia di sapere porta a rimbalzare da un blog all'altro - e via verso collegamenti logici e ipertestuali - per trovarci dopo qualche ora con un idea generica del tutto ed una profonda ignoranza in particolare.  

Questo è un problema ben conosciuto. Aggregatori come BlogBabel e Technorati cercano di mettere ordine nel mare magnum dei blog.

Ma aggregare è soltanto la soluzione ad uno dei problemi. L'altro, e più importante, è chi scrive cosa.

Credibilità, autorevolezza, completezza dell'informazione: sono queste le parole chiave che rimbalzano tra i nuovi e i vecchi media. Proprio nella forza del singolo, che i blog hanno portato alla rimbalta, è nascosta la possibile futura sconfitta.

Tanto più una notizia/informazione è supportata da molte persone, tanto più questa acquisisce quella credibilità ed autorevolezza che la contraddistingue dall'opinione

E se riportassimo in voga un modello antico? E se si costituissero delle BlogPolis dove il contributo di molti andrebbe ad arricchire e rendere omogenea la singola informazione?

Avremo dei tratti distintivi per ogni polis, questo è certo, ma non si perderebbe la voce del singolo.

L'informazione ne guadagnerebbe, se questo è ciò che vogliamo.

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Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.5 Italy
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