La tecnologia non basta mai a se stessa. Deve assumere significato altrimenti rimane un esercizio di stile. 

Yellow Arrow porta con sè la potenza espressiva della scrittura pittografica. La necessità di incidere la roccia con scene di caccia o di vita deriva dalla necessità di comunicare con i propri simili. Ed è proprio la scrittura, e quindi la comunicazione, che ha portato l'Uomo a progredire nella tecnologia e nella scienza.

La comunicazione porta alla condivisione e condividere vuol dire puntare lo sguardo su uno stesso oggetto, insieme; attirare l'attenzione su un qualcosa che, per un motivo o per l'altro, ci sta a cuore.

Ed è proprio quello che il sistema YellowArrow consente di fare. 

Attraverso il sito http://yellowarrow.net è possibile aprire un account che ci consente di avere un tagname (codice alfanumerico). A questo punto è possibile stampare il nostro codice su una freccia gialla (che può essere impressa su una maglietta, un adesivo, ecc…) da applicare su una qualsiasi superficie in giro per la nostra città; la freccia indicherà un luogo, un oggetto, un punto che ci ha colpiti, tutto ciò che riteniamo degno di attenzione.

Chiunque veda quella freccia ed inserisca sul proprio telefonino il codice alfanumerico corrispondente, riceverà il messaggio che abbiamo lasciato; ciò che desideriamo comunicare. Il Washington Post ha definito questo sistema "…una sorta di blogging geografico…".

Per quanto mi riguarda è un altro passo verso i sistemi passanti, verso una rivoluzione nella comunicazione. 

Casaleggio Associati ci mostra il futuro dei media. E' il 2051 e molte cose sono cambiate; mondi virtuali, lo strapotere di Google e la morte del copyright.

 

 


 

Personaggi 

Geer Lovink

Andrew Keen 

 

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Blogger nichilisti e autoreferenziali 

NoBlog, i 4 difetti di una moda in discesa

VisionPost - Il bastian contrario della Rete

 

Troppo informazione rende l'informazione inutile. E' un assunto logico e pratico dal momento in cui per ottenere "dati" su di un determinato argomento, devo leggermi sette/otto blog, due giornali online, qualche video su YouTube ed il "Corriere della Sera". Il rischio è quello di avere l'effetto surfing orizzontale (spiegato da Baricco ne "I Barbari"; e Dio solo sa quanto vorrei che avesse torto): navigare sulla superficie delle cose senza mai scendere in profondità. L'ansia di sapere porta a rimbalzare da un blog all'altro - e via verso collegamenti logici e ipertestuali - per trovarci dopo qualche ora con un idea generica del tutto ed una profonda ignoranza in particolare.  

Questo è un problema ben conosciuto. Aggregatori come BlogBabel e Technorati cercano di mettere ordine nel mare magnum dei blog.

Ma aggregare è soltanto la soluzione ad uno dei problemi. L'altro, e più importante, è chi scrive cosa.

Credibilità, autorevolezza, completezza dell'informazione: sono queste le parole chiave che rimbalzano tra i nuovi e i vecchi media. Proprio nella forza del singolo, che i blog hanno portato alla rimbalta, è nascosta la possibile futura sconfitta.

Tanto più una notizia/informazione è supportata da molte persone, tanto più questa acquisisce quella credibilità ed autorevolezza che la contraddistingue dall'opinione

E se riportassimo in voga un modello antico? E se si costituissero delle BlogPolis dove il contributo di molti andrebbe ad arricchire e rendere omogenea la singola informazione?

Avremo dei tratti distintivi per ogni polis, questo è certo, ma non si perderebbe la voce del singolo.

L'informazione ne guadagnerebbe, se questo è ciò che vogliamo.

La parola blog è la contrazione di weblog, termine coniato da Jorn Barger nel 1997. Scopo di questa piattaforma informatica era (ed è) quello di consentire un facile accesso alla pubblicazione di informazione sotto forma di articoli, storie, ed altri contributi da parte di un pubblico "non tecnico". 

Il cambiamento sociale è palese: chiunque può scrivere su qualsiasi argomento o commentare notizie acquisendo di fatto il potere di opinion leader, potere quest'ultimo cementato da una specie di web of trust fra blogger in uno scenario in cui, sempre più, i mezzi di comunicazione tradizionali perdono credibilità. Ma questa è soltanto una faccia del blog.

Il blog rappresenta la persona.  

Rappresenta il suo pensiero e la sua voglia di confrontarsi con altri, la sua voglia di comunicare.  

Ma se è vero che la comunicazione passa essenzialmente per ciò che scriviamo, questo non è sufficiente ad esprimere totalmente ciò che siamo.

Noi siamo:

Ma se il blog è l'aggregatore delle nostre parole, qual'è la piattaforma che racchiude ciò che siamo? Rispondere il web è troppo facile; forse dovremmo inventarci qualcosa.

 

 

 

Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.5 Italy
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