Anche IBM entra nel "businness" di Internet 3D investendo 100 milioni di dollari in SecondLife. Questa la notizia riportata sul CorriereEconomia del 25 Giugno in un articolo di Umberto Torelli dove Andrea Pontremoli (amministratore delegato di IBM Italia) spiega perchè IBM ha investito così tanti soldi nel progetto della LindenLab. Ma il fenomeno "bolla 2001" è dietro l'angolo ed anche Pontremoli sembra non ignorarlo. Proviamo ad analizzare il fenomeno basandoci sui vecchi e cari numeri per poi trarre delle conclusioni che, seppur soggettive, credo non siano troppo lontane dalla realtà. Nel mese di Maggio comScore pubblica una ricerca molto interessante sull'utilizzo reale di SecondLife da parte degli utenti di tutto il mondo. Su oltre 6 milioni di residenti (ad oggi siamo a 7.700 circa), quelli attivi sono 1 milione e 300 mila. Quindi stiamo parlando di una percentuale del 22% circa di utenti che realmente utilizzando SecondLife.
Il dato che realmente spiazza però e che la maggior parte degli utenti attivi su SL sono il larga parte Europei e non americani: 61% Europa, 19% Nordamerica, 13% Asia-Pacifico.
Se volessimo paragonare il numero di utenti SL con il numero degli utenti, per esempio, di MySpace non dovremmo prendere minimamente in considerazione SecondLife; eppure non passa giorno senza che qualche testata mainstream (e non solo) non esalti il sistema della LindenLab come la Internet del futuro, il boom del momento.
Bè, che sia il fenomeno del momento nessuno lo mette in dubbio.
Che SecondLife rappresenti il futuro della rete è tutto da vedere.
Nel precedente articolo abbiamo cominciato a parlare di sistemi passanti; non li abbiamo ancora definiti questi sistemi. Ci proviamo in questo articolo portando un esempio pratico.
Se immaginiamo due domini di appartenenza, il mondo reale e il mondo virtuale, il libro appartiene al primo dominio mentre un'applicazione come aNobii attiene al secondo; non vi è un'intersezione di questi due domini a meno che non introduciamo un oggetto interfaccia.
Se guardiamo la figura al punto 1, potremmo affermare che il PC è un oggetto interfaccia in quanto ci consente, dal dominio mondo reale a cui il PC appartiene, di entrare nel dominio mondo virtuale (Internet).
Ma questo non è un sistema passante.
Siamo in presenza di un sistema passante nel momento in cui all'oggetto interfaccia (nel nostro caso un telefonino con connessione ad Internet) aggiungiamo un oggetto attuatore (il libro).
Facciamo un esempio.
Installo sul mio smart phone un software che mi consente di interpretare i codici ISBN che identificano univocamente i libri. Mi reco in una libreria e, ad un certo punto, mi capita per le mani il romanzo "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn. Ne leggo la trama, il profilo dell'autore e da buon appassionato di letture la prima pagina del libro (oltre a qualche frase sparsa nel mezzo). Ma tutto questo non mi basta. Voglio sapere cosa ne pensano altri lettori come me, se vale la pena spendere quei 18 Euro.
Tiro fuori dalla tasca il mio telefonino, faccio partire l'applicazione "readTag" ed inserisco l'ISBN del libro. A questo punto vengo connesso ad una web application dove troverò i commenti dei lettori, il loro voto, il loro pensiero su quel romanzo.
Allora mi convinco a compralo.
Dopo un mesetto circa, nei miei giri in libreria alla ricerca del libro del secolo, rivedo "L'ombra del vento". Questa volta tiro fuori dalla tasca il mio smart phone non per ottenere informazioni ma, visto che l'ho già letto, per lasciare una recensione che forse tornerà utile ad un'altro appassionato.
Lo scenario che vi ho presentato è uno dei possibili; la complessità dell'applicazione e l'esperienza che si vuole trasferire all'utente può scalare fino all'infinito.
Ciò che è importante però e che in questo caso (sistemi passanti) la tecnologia, seppur complessa e onnipresente, non disturba l'utente. Un sistema passante non è invasivo.
Vi sono altri esempi? Assolutamente sì, e li affronteremo in un altro articolo.