Una rete sociale consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale ai vincoli familiari.” (Fonte: Wikipedia)

Se è vero che le aziende trovano sempre più difficoltà nel promuovere il proprio businness attraverso l'advertising tradizionale, è altrettanto vero che i metodi a disposizione del "markettaro" attento si sono moltiplicati grazie alle nuove tecnologie e a paradigmi di nuova concezione (anche se di nuovo hanno soltanto il nome).

Il concetto di community, già largamente abusato in quello che oggi è definito Web1.0, ha assunto un significato diverso rispetto al passato: si parla di community non soltanto come un insieme di persone accumunate dagli stessi interessi e/o fruitori del medesimo servizio, ma bensì come un massa di utenti che da fruitori si sono trasformati in produttori di contenuti (prosumer).

Ciò che è cambiato alla base è l'atteggiamento critico che l'utente (consumatore) ha nei confronti di prodotti/servizi/aziende. La possibilità di costruire una rete spontanea di blog che, con vocazioni ed interessi differenti, collega in modo semantico persone ed idee rafforza una sorta di intelligenza collettiva che non è sommatoria dei singoli componenti ma curva esponenziale tendente all'infinito.

Per questo motivo le parole (o le azioni) di un singolo creano un'onda d'urto che si propaga in quella che definirei "community globale" influenzando di fatto tutti quelli che, apparentemente, a quella community non appartengono.

Allora le aziende come possono approciare questo tipo di "consumatore evoluto"? Diventanto anch'esse "aziende prosumer" e quindi interagendo con il consumatore alla pari.

Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.5 Italy
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